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Canone Rai sull'uso dei pc al lavoro, un assurdo italiano
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di Filippo Menconi (*)
Carrara. Ho un pc, allora per la Rai, io guardo la tv. Nel 2012 anche i processi alle intenzioni hanno valore legale? L’Italia è davvero il paese delle tasse, un paese in ginocchio. Il nostro appello: salviamo almeno le aziende che danno opportunità di uscire dal fango. E invece no, le imprese chiudono, e visto che hanno già un piede nella fossa, tassa più, tassa meno facciamo loro pagare anche il canone Rai per i pc. Questo è l’assurdo italiano, invece di aiutare le imprese di produzione che danno lavoro, che mantengono ancora in piedi la nostra economia, già doloranti come sono, praticamente malate terminali, diamo loro una decisiva staccata di spina, così non soffrono più.
Abbiamo già fatto sapere pubblicamente quale sia la nostra posizione proponendo due referendum popolari abrogativi, contro il decreto regio del 1938 che impone il canone e contro la legge del 1975 sul servizio pubblico essenziale per le emissioni tv. Il canone Rai, un balzello che è decisamente insensato anche paragonato alla qualità dell’offerta rispetto a quanto le moderne opzioni ci offrono le reti che non chiedono soldi, ma vivono di pubblicità, adesso graverà anche sulle imprese.
Infatti alcune aziende sono già state "invitate" a pagare il canone che sarebbe previsto per i computer, in pratica per tutti gli apparecchi atti alla ricezione di trasmissione televisive, indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti, questo significa anche videofonini, videoregistratori, iPad e addirittura potrebbero essere compresi anche i sistemi di videosorveglianza.
Quindi secondo la Rai, nell’orario di lavoro i dipendenti delle aziende, stanno a guardare la tv. Bella opinione dei lavoratori italiani. Questo vorrebbe dire, o meglio insinuare, che in un territorio come quello di Massa Carrara, per fare un esempio nel "rilassante" lavoro in cava, c’è la pausa tv, e tra un’operazione e l’altra i cavatori fanno un po’ di zapping. Non c’è da ridere, ma da essere perplessi: chi si permette di guardare la tv al lavoro? Chi ha tempo di guardare la tv? Il lavoro è lavoro, ed è una cosa seria, non un cinema come intende la Rai.
Allora arriveremo a tassare tutte le pause caffè, perché quello è evidente tempo “strappato al lavoro”, la Telecom dovrebbe tassare la telefonata alla famiglia di un lavoratore lontano o di chi vuole sapere come sta il proprio figlio con la febbre, e considerarlo un altro palese atto che interrompe la produzione. Nelle condizioni in cui è l’Italia questo non aiuta semmai ammazza.
(*) Segretario provinciale di Massa Carrara e Lunigiana de La Destra. |
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