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Costa Concordia: è polemica sui cani da salvataggio
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di Redazione
Grosseto. Sembrano non finire le polemiche sul naufragio della Costa Concordia. "Se la nostra sede fosse a Grosseto anzichè nel Parco regionale del Sile a Quinto di Treviso e se la Capitaneria di porto da cui dipendiamo ci avesse allertato, il 13 gennaio in un'ora saremmo stati in grado di portare davanti alla Concordia una quarantina di cani da soccorso per recuperare chi dalla nave si era buttato in acqua per raggiungere a nuoto la scogliera". Con questo intervento, pubblicato sul quotidiano La Nazione, Andrea Schiavon, addestratore della Scuola italiana cani da salvataggio del Veneto e dell'Emilia Romagna, ha commentato il mancato soccorso del soccorso cinofilo dopo la tragedia dell'isola del Giglio.
"I nostri cani sono addestrati a nuotare anche al buio e raggiungono la riva in qualsiasi condizione - ha aggiunto lo stesso Schiavon - anche perchè gli animali in proposito hanno un istinto naturale: antichi scritti veneziani riportano che le galee della Serenissima avevano sempre a bordo dei maiali, non solo per questioni alimentari, ma anche perchè in caso di errori di rotta gli animali venivano buttati in mare, certi che avrebbero trovato da soli la riva". "Le unità cinofile più vicine si trovano al confine con il Lazio. Il nostro Paese - ha concluso l'istruttore - è l'unico in Europa ad avere sulle spiagge questo servizio di volontari con i cani".
Il presidente della Saucs, Alessandro Semplici, ha replicato alle polemiche innescate da Schiavon. "Quanto asserito dall'addestratore non corrisponde alla realtà dei fatti - ha risposto - prima di fare certe affermazioni avrebbe quantomeno potuto informarsi. Il signor Schiavon mette in luce il fatto che a Grosseto non vi sono unità cinofile addestrate al salvataggio e che quest’ultime sarebbero state risolutive al fine di trarre in salvo le persone che si erano gettate in mare.
"Se davvero il giorno del naufragio della Costa Concordia ci fosse stato bisogno di far intervenire le unità cinofile da salvataggio, le autorità competenti non avrebbero scomodato i cani bagnino veneti - ha aggiunto - bensì quelli locali. Infatti in provincia di Grosseto e più precisamente a Bagno di Gavorrano, ha sede la Saucs Costa Maremmana, associazione di volontariato iscritta all’albo delle organizzazioni di Protezione civile della Regione Toscana con decreto regionale n. 5455/2012".
"In occasione di particolari per maxi emergenze come quella avvenuta all’isola del Giglio, le nostre unità cinofile operano solo se attivate dalla Protezione civile o altre autorità pubbliche. Evidentemente, vista la possibilità di raggiungere rapidamente la zona dell’incidente con i mezzi nautici ed elicotteri delle forze dell’ordine, della Capitaneria di Porto e dei vigili del fuoco, si è ritenuto superfluo allertare e far intervenire le nostre unità cinofile. Mi chiedo - ha proseguito Semplici - poi come Schiavon possa dire che avrebbe potuto raggiungere l’isola del Giglio in un’ora con quaranta unità cinofile considerando il fatto che la loro sede si trova in Veneto".
"Schiavon ha ricordato che il litorale livornese è uno dei pochi in Italia non servito dai cani da soccorso. Faccio presente che l’isola del Giglio si trova nel litorale grossetano e non livornese. A parte questa piccola precisazione di carattere geografico - ha aggiunto il presidente della Saucs - rendo noto che le nostre unità cinofile operano da due stagioni estive anche nel golfo di Baratti (litorale livornese) e che la nostra principale sede addestrativa di trova nel Comune di Piombino (in provincia d Livorno)". |
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