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"L'articolo 18 può essere pernicioso"
Monti è realista: "I giovani non avranno più un posto fisso per tutta la vita"

02/02/2012 11:15:00


di Redazione

Firenze. Hanno fatto subito discutere le parole del premier incaricato Mario Monti, rilasciate nel corso del programma tv Matrix, in onda su Canale 5, in merito alla riforma del lavoro. "Tutte le cose che stiamo cercando di fare sono operazioni di ricerca della consapevolezza. I giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia". "E' più bello - ha aggiunto il capo del governo - cambiare e avere delle sfide, purché siano in condizioni accettabili. E questo vuol dire tutelare un po meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un po di più chi oggi è quasi schiavo perché nel mercato del lavoro purtroppo non riesce a entrarci".

"Non si può sintetizzare la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali. L'articolo 18 non è un tabù ma può essere pernicioso per lo sviluppo dell'Italia e per il lavoro dei giovani in alcuni contesti, può essere più accettabile in altri contesti", ha sottolineato con puntualità l'ex commissario europeo. "Nella riforma su cui il ministro Fornero e il governo sono impegnati la finalità principale è quella di ridurre il terribile apartheid che esiste nel mercato del lavoro tra chi è già dentro e chi fa fatica a entrare e se entra entra precario. Vogliamo tutelare un pò di più chi è quasi schiavo o non riesce a entrare nel mercato con la riforma di diversi istituti", ha ribadito il presidente del Consiglio.

"Se gli italiani sperano, ma io so che non lo sperano, di veder prevalere le resistenze corporative - ha poi aggiunto Monti, parlando di liberalizzazioni - devono sapere che i tassi non scenderanno ma ripartiranno e la situazione del Paese si deteriorerà e andremo a sbattere. Allora sarebbe meglio che studiassimo il greco, non quello antico, ma quello moderno. Le liberalizzazioni non hanno interessato solo gli interessi deboli".

"Sono sicuro che prevarrà la maturità delle forze politiche e degli italiani", ha detto ancora il premier. Quello dell'Eni non è un interesse debole, ma il governo si è imposto. L'Italia fino ad oggi non ha avuto un sentimento di interesse generale, per questo"lo sforzo del governo e dei ministri è quello di spiegare agli italiani che se tutti rinunciano a qualcosa staremo tutti meglio, e questo con una prospettiva lunga nel tempo".

La riforma del lavoro del governo Monti

Sono quattro gli obiettivi base del governo tecnico, guidato da Mario Monti, per la riforma del mercato del lavoro: distinguere la flessibilità buona, sia in entrata che in uscita, da quella cattiva; realizzare una uniforme distribuzione delle tutele sia nei segmenti del lavoro che nel ciclo di vita delle persone; formazione e apprendistato; potenziamento delle politiche attive e servizi del lavoro.

Gli obiettivi sono stati illustrati alle parti sociali dal ministro del Welfare, Elsa Fornero. "Vogliamo rafforzare la posizione dei lavoratori - avrebbe detto Fornero secondo fonti presenti a Palazzo Chigi, riportate da Rainews - sia di quelli che già hanno un lavoro che di quelli che lo cercano. Il nostro è un disegno di grande respiro. L'obiettivo complessivo non è aiutare i lavoratori a discapito delle imprese o viceversa".

Marcegaglia auspica la riforma del lavoro

"Abbiamo ribadito con forza che l'Europa, i mercati, gli investitori aspettano di vedere come faremo questa riforma, è un elemento essenziale. Questa riforma è fondamentale", ha dichiarato la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. "La cassa integrazione straordinaria verrà mantenuta", ha assicurato il numero uno degli industriali italiani, riportando le rassicurazioni in questa direzione del ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

"Pensiamo che il tema del reintegro deve valere per tutti i casi di licenziamenti discriminatori o casi in cui la legge dice che il licenziamento è nullo", ha aggiunto Marcegaglia, al termine del tavolo tra il governo e le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro. "Ci sono casistiche molto chiare in cui ovviamente il reintegro deve valere perchè è un fatto di civiltèà, in tutti gli altri casi dobbiamo diventare europei, ci deve essere indennita' di licenziamento".

"Vorremmo che si arrivasse a questa formulazione: reintegro per tutti i casi di licenziamento discriminatorio, negli altri casi ci deve essere una indennita' di licenziamento", ha concluso la presidente di Confindustria.


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venerdì 18 maggio 2012 - 1.41



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