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L'analisi
I diritti dei transgender e l'evoluzione di Eva

31/01/2012 11:00:00


di Patrice Makabu

Firenze. I tempi moderni si rivelano moderni anche sotto il profilo dell'identità sessuale di molte persone, che vorrebbero o hanno già cambiato la propria o che semplicemente non vogliono rivelarla rivendicando il diritto secondo il quale ciascuna di esse dovrebbe essere categorizzata uomo o donna a seconda del proprio aspetto esteriore. Naturalmente tantissimi sono i pareri discordanti. L'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) descrive il sesso di un essere umano come la somma delle caratteristiche biologiche che definiscono l'uomo e la donna e il genere come la somma di comportamenti, attività e attributi che la nostra società considera e spesso impone come specifici per gli uomini e per le donne.

La domanda è: dato il continuo evolversi dell'attuale società, con costumi differenti dal passato, abitudini in continuo cambiamento, rapporti ormai trasformati ed accettazione di moltissimi comportamenti che un tempo potevano considerarsi fuori dal comune, sarebbe forse il caso di considerare seriamente la possibilità dell'evoluzione di Eva? A tutti è capitato di ascoltare in tv o in discorsi che spesso lasciano il tempo che trovano aneddoti riguardanti persone che cambiano sesso, di percorsi tortuosi ai fini di raggiungere una propria identità, una propria “rinascita”, di persone “imprigionate” in un corpo che non gli apparteneva. Ma sono davvero questioni che lasciano il tempo che trovano? Chi sono i transessuali?

Secondo il Diagnostic and statistical manual of mental disorders (Manuale di classificazione dei disturbi mentali, redatto dall'Associazione americana degli psichiatri) e l'International classification of diseases (a cura dell'Oms), la persona transessuale soffre del disturbo dell'identità di genere (Dig). Questo senso di distonia e disforia nei confronti del proprio sesso di nascita può svilupparsi già nei primi anni di vita, durante l'adolescenza o, più raramente, in età adulta.

Attualmente una persona che si ritiene transessuale deve anzitutto rivolgersi ad uno psicologo che diagnostichi il disturbo di identità di genere, successivamente ad un endocrinologo per un'adeguata terapia ormonale, poi può optare per interventi estetici e chirurgici atti a cambiare il suo aspetto precedentemente all'intervento di riassegnazione sessuale. Sia la terapia ormonale iniziale che l'intervento di riassegnazione godono di copertura economica da parte del sistema sanitario nazionale, il costo dell'operazione (riassegnazione soltanto) è di circa 15 mila euro.

Alla fine di questo percorso, per la legge italiana un transessuale da donna a uomo diventa uomo a tutti gli effetti e viceversa, gli vengono riconosciuti tutti i diritti compreso il diritto di sposarsi ed adottare. Teoricamente sarebbe molto difficile o addirittura impossibile risalire al sesso originario, che anche sulla carta d'identità risulta modificato, di una persona, ma non sempre è così. L'ufficiale dell'anagrafe potrà, comunque vedere le tracce sull'estratto integrale di nascita.

E fin qui il problema pare non porsi dato che un certo ordine sembra a seguito di numerose vicende e strade da percorrere (di lunga durata, circa quattro anni per il percorso completo) essersi stabilito. Che cosa accade però quando un transessuale nonostante il proprio aspetto esteriore si ferma alle soglie della chirurgia plastica non procedendo in un percorso di riassegnazione sessuale, rimanendo nell'intimo un uomo a tutti gli effetti?

Accade che per la legge Italiana è logicamente un uomo a tutti gli effetti, la carta d'identità in suo possesso sarà corredata di una fotografia ritraente una donna probabilmente, ma con i dati anagrafici appartenenti ad un uomo.

Fino a circa cinque anni fa, quando erano in stampa le carte d'identità cartacee, probabilmente tutti voi ricorderanno la facoltà di dichiarazione di eventuali “segni particolari”, dove potevano essere aggiunte alcune visibili caratteristiche distintive del soggetto intestatario Es: occhi di colore diverso, porta occhiali, cicatrici visibili in volto, sembianze femminili. Ed è proprio grazie alla possibilità di aggiunta di questo dato che era più facile ai fini del riconoscimento capire senza tanti giri di parole e domande spesso inopportune, l'identità e le caratteristiche che prontamente erano riconducibili ad una persona transessuale (aspetto femminile genere maschile o viceversa).

Oggi non solo non vengono riportati i cosiddetti segni particolari sul documento, a tutela di una privacy, quindi l'unico collegamento con la persona che si ha di fronte è rappresentato in questo caso solo da una foto, quanto le persone transessuali chiedono a gran voce che vengano rispettati alcuni tra i propri diritti a riguardo, parte dei quali potrebbero essere per gran parte e sotto molti aspetti discutibili.

I transgender affermano che non esiste alcuna ragione per obbligare le persone a collocarsi forzatamente da una parte o dall'altra parlando di generi, che anche chi non sceglie di cambiare sesso debba evere la possibilità a conferma del proprio aspetto di cambiare nome e genere modificando quindi radicalmente i propri dati anagrafici.

Altresì che questa procedura attualmente inserita solo nel sistema sanitario sia estesa a tutti, anche a chi non sceglie il percorso della riassegnazione sessuale e che sia oltretutto gratuita, battendosi contro la legge del 1982 oggi vigente. Tutto questo con la finalità di non subire discriminazioni sia in ambito sociale che lavorativo.

Restituire l'identità sessuale è ormai un “dovere”, anche se tanti sono quelli a non essere d'accordo sul fatto che debba essere lo stato Italiano a pagare il costo dell'operazione, ma sembra quasi impossibile a quanto pare accettare che una persona che non scelga un percorso di cambiamento di sesso possa decidere a suo piacimento come e quando ricollocarsi nella società, con quale nome e sotto quale genere.

Ricordiamo che il cambiamento di sesso è irreversibile, la situazione di un uomo che per un anno si abbiglia da donna e che l'anno dopo decide di ritornare nei propri panni è invece reversibilissima, quasi al pari di un taglio di capelli.

La questione assai interessante è che dell'essere transessuali, i transessuali stessi, sembra in alcuni casi ne facciano un tabù o un segreto di stato (tirando in ballo mille obiezioni sulla privacy), altre volte un lasciapassare per il successo o per un breve momento di gloria cercando di attrarre a sé molte persone comuni (e forse anche poco istruite) spinte dalla curiosità. Un esempio davvero alla portata di tutti potrebbe essere la celebre presentatrice Amanda Lear, che ha giocato per anni sulla propria identità: conveniente ed economico lasciapassare per un ventennio di successo nell'ambito dello spettacolo, forte anche del suo indubbio talento.

Altri esempi meno eclatanti possiamo trovarli in transessuali che hanno fatto un certo percorso professionale, che per farsi pubblicità tirano fuori questo lato della propria persona, che tutto sommato potrebbe anche essere tenuto in secondo piano a coerenza di tutti i discorsi sulla privacy, tanta è la voglia di telecamere e notorietà preferendo “svendere” se stessi pur di apparire, incuriosire ed alimentare le solite quattro chiacchiere da pianerottolo.

E' chiaro che ogni persona è diversa dall'altra ma in questo ambito è palese che esistano dei paradossi che a volte fanno riflettere ma spesso spaventano, è per questo motivo che in pochi sono disposti ad affrontare questo argomento e che questo intervento sarà aspramente criticato. Non è vero che non esiste in Italia un corretto orientamento dal punto di vista legale in merito a tale questione e per tanto c'è bisogno da parte dei transessuali di battersi per ottenere più diritti.

Esiste invece attualmente una grande comprensione del problema ed una grande spinta verso il cambiamento (finanziata oltretutto dallo Stato italiano), esistono diritti a tutela delle persone transessuali e diritti che si possono acquisire in seguito ad un percorso ben preciso, testimone il fatto che -davvero- quando si parla di disturbi legati all' identità di genere chi si riconosce in questa condizione ha il potere ed i mezzi per poter cambiare.

Ogni essere umano vive come meglio può in armonia con il proprio corpo, cercando di andare d'accordo con la propria identità accettando anche le proprie contraddizioni, ma parlando di contraddizioni, è davvero giusto voler cambiare la nostra società quando molti transessuali non hanno le idee chiare su quello che sono e su come intendono procedere nel corso della propria vita? Quanto sarebbe intelligente creare una terza identità di genere appositamente dedicata a chi il giorno prima sorprendentemente invece si lamentava per gli scarsi diritti sulla tutela della propria privacy e chiamare questo passo evoluzione?


© Toscana News 24

venerdì 18 maggio 2012 - 1.15



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