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Liberalizzazioni
Taxi, tir, ferrovie, farmacie, benzinai e avvocati contro il governo

23/01/2012 10.15.00


di Redazione

Firenze. Le misure adottate dal governo Monti per far fronte alla grave crisi del Paese, hanno creato molto scontento negli appartenenti alle categorie messe all'indice e definite come "caste". Così, l'esecutivo ha dato il via libera alle liberalizzazioni su vasta scala, ma senza includere i poteri forti come banche ed assicurazioni. Si apre oggi, dunque, una settimana di scioperi contro le scelte del governo tecnico. Aprono le danze i tassisti, che si fermeranno per quattordici ore, dalle 8.00 alle 22.00 di oggi. Circa duecentocinquanta tassisti, provenienti dalla Toscana, dal Veneto, dal Friuli Venezia Giulia e dal Trentino si sono dati appuntamento a Bologna per sfilare dalla periferia al centro. A Roma, invece, sarà il Circo Massimo il loro luogo di protesta.

Da oggi e fino a venerdì prossimo (27 gennaio, ndr), sarà il turno dei camionisti. E' stato infatti confermato lo stop dei tir. Le assemblee territoriali si sono svolte in varie regioni italiane ed il numero delle imprese che hanno deciso di fermare i servizi continua a crescere ora dopo ora. La protesta era stata decisa nei giorni scorsi contro la mancanza di provvedimenti certi da parte del governo, sulla disciplina del settore (applicabilità dei costi minimi, tempi di pagamento e certezza del credito) e sugli aumenti dei costi (carburante, autostrade, assicurazioni).

Proprio per venerdì prossimo è programmato lo sciopero di ventiquattro ore (dalle 21 del 26 gennaio)  dei lavoratori delle ferrovie, proclamato dal sindacato Orsa, per protestare contro quello che viene considerato "un attacco al lavoro", ovvero la cancellazione dell'obbligo di applicare il contratto nazionale di settore. I sindacati di base, invece, protestano contro la manovra "salva Italia", che a loro avviso "riduce il potere d'acquisto dei salari attraverso l'aumento dell'Iva, dell'Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina", contro l'adozione dell'Ici sulla prima casa e contro la riforma delle pensioni.

Il primo febbraio è stata annunciata la chiusura delle farmacie. Nonostante il passo indietro del governo sui farmaci di fascia C, Federfarma ha annunciato la chiusura dei punti vendita "se il Parlamento non modificherà il testo del decreto". La federazione è favorevole a nuove aperture pari ad un massimo del 10 per cento del totale delle farmacie esistenti e rifiuta la prospettiva di un aumento dell'attuale numero fino a un massimo di settemila esercizi in più.

Sul piede di guerra anche i benzinai, per i quali restano da definire i dieci giorni di sciopero. Il fronte dei gestori appare spaccato. La Figisc Confcommercio è stata la prima a minacciare sette giorni di serrata, dicendosi pronta a revocarli, mentre Faib e Fegica hanno per il momento confermato i loro dieci giorni di agitazione (suddivisi in tre turni), in attesa di vedere il testo definitivo del decreto. La Fegica non lamenta un eccesso di liberalizzazioni, ma una carenza, in quanto il decreto del governo sarebbe troppo favorevole alle esigenze dei petrolieri.

Infine gli avvocati, "colpiti" dalle liberalizzazioni del governo Monti. I legali hanno proclamato sette giorni di sciopero, i primi due il 23 e il 24 febbraio, gli altri durante il mese successivo, a cavallo del loro congresso straordinario, convocato per il 9 e il 10 marzo.

 

giovedì 23 febbraio 2012 - 5.24



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